TAP API Socar Azerbaijan reportage

TAP, API: la lotta continua contro SOCAR e il fossile

La vendita dell’impianto API/IP di Falconara Marittima alla SOCAR – azienda statale azera che sta portando avanti la scalata ai mercati europei e intreccia ottimi rapporti con gli USA, la Russia, la Turchia e Israele – conferma, se ce ne fosse bisogno, la volontà di perpetuare non solo il disastro ambientale nel territorio marchigiano ma anche il saldo rapporto del capitalismo fossile italiano con quello internazionale e in particolare con l’Azerbaijan. “il paese delle trivelle”,  governato da un regime autoritario, da cui parte il lungo Southern Gas Corridor, il Tap – di cui è stato appena approvato il raddoppio – che andrà a collegarsi con la Linea Adriatica attraverso l’Appennino centrale, nel progetto complessivo di trasformare l’Italia in un hub del gas per l’Europa col gas azero.

Lo stato azero, ricordiamo, è stato al centro dello scandalo internazionale ”Azeri Laundromat”, inchiesta indipendente delle maggiori testate giornalistiche, dimostrarono che lo stato azero finanziò con 2.9 miliardi di dollari parlamentari europei per dichiarare in Parlamento Europeo che lo stato azero di Alijev rispettava i diritti umani nel suo paese e poter accedere così ai finanziamenti europei per il gasdotto TAP, e furono licenziati dal Parlamento Europeo, fatto mai successo prima, 11 parlamentari, tra cui l’ex ministro italiano Luca Volontè. E fu fatta saltare in aria la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia che aveva riportato le tangenti azeri all’allora primo ministro maltese Mizzi, coi ministri Schembri e Muscat per votare a favore del money laundering a favore di TAP, processo non ancora concluso, ma con l’ammissione di colpa degli imputati (vedi voce Azeri Laundromat e Daphne Caruana Galizia su Wikipedia). Alijev è in realtà considerato comunenmente un dittatore da oltre 20 anni con i poteri concentrati in famiglia, e sua moglie  Mehriban Aliyeva è Vice Presidente dell’ Azerbaijan, e molte sono le denunce per le violazioni dei diritti umani nel paese e la persecuzione dei giornalisti e ONG e accusato della pulizia etnica degli armeni in Nagorno-Karabakh.

La campagna Per il clima, fuori dal fossile! sostiene la mobilitazione degli attivisti marchigiani che si dispiega da mesi: gli ultimi appuntamenti di quest’anno a marzo a Roma contro il Golden power esercitato dal governo, ad aprile nell’ambito del Falkatraz festival, a giugno a Bruxelles davanti al palazzo della Commissione europea che già a febbraio aveva dato parere favorevole alla vendita.

Il governo italiano ha ignorato il processo per disastro ambientale e altri reati, i riesami in corso all’Autorizzazione integrata ambientale, la questione delle bonifiche e la messa in sicurezza della raffineria di Falconara, secretando le prescrizioni in barba alla trasparenza pubblica e democratica.

Se la lotta dal basso non ha potuto impedire l’operazione di svendita, ha denunciato con forza e continuerà a denunciare non solo le problematiche territoriali ma anche le relazioni geopolitiche internazionali nell’ambito delle quali l’Azerbaijan risulta uno dei principali fornitori di gas e petrolio, non solo dell’Europa ma anche dello stato genocidario di Israele: gli scambi commerciali gas/petrolio contro armamenti – venduti da Beretta e Leonardo come anche da Israele – non fanno che riconfermare la connessione mortale tra energia da fonti fossili e guerra, sempre esistita e da noi costantemente evidenziata, rivitalizzata negli ultimi anni dall’industria bellica e dai governi, negando gli effetti devastanti del cambiamento climatico e ostacolando spesso la pur contraddittoria transizione verde avviata in diversi paesi del mondo.

Uscire dal capitalismo estrattivista, per la giustizia climatica e sociale, rimane l’obiettivo della Campagna che rilancia il proprio impegno a fianco delle lotte in tutti i territori cosiddetti di sacrificio che sacrificarsi non intendono più