TERRITORI IN CAMMINO CONTRO FOSSILE E GUERRA PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA E SOCIALE
Uscire dal capitalismo estrattivista, fermare la devastazione e saccheggio.
Uscire dal capitalismo estrattivista, fermare la devastazione e il saccheggio. Insieme si deve e si può!
Gli ulteriori e spaventosi passi verso una deflagrazione globale dopo l’attacco militare israelo-statunitense all’Iran e al Libano, il perdurare senza fine della guerra in Ucraina, la prosecuzione del genocidio in Palestina, il silenzio sulle decine di altri conflitti, la costruzione di un’Europa basata sull’economia di guerra e sul riarmo, vanno di pari passo con la ridefinizione globale dei poteri politici, militari ed energetici. La guerra è distruttiva e contemporaneamente trasformativa, accelera il processo di devastazione climatico-ambientale del Pianeta e delle nostre vite. Tutte le persone e le realtà organizzate che lottano per il disarmo e contro la guerra da un lato, per la giustizia climatico-ambientale dall’altro, devono farsi carico di questa realtà e connettersi per cambiare i rapporti di forza anche in considerazione della pericolosa torsione autoritaria che mette sempre più in discussione i diritti e gli spazi democratici.
La dipendenza mondiale dalle fonti fossili e il loro stretto legame con il sistema militare è il perno per garantirsene possesso, utilizzo e controllo dei flussi e soggiogare i popoli instaurando così uno stato di guerra permanente insieme al progressivo peggioramento della catastrofe ecologica. Le guerre fossili distruggono la vita delle persone, le economie delle comunità, la biodiversità, la speranza di contenere il riscaldamento globale, la disponibilità di aria respirabile e di acqua potabile.
Se i governi degli ultimi decenni, invece di regalare miliardi alle aziende fossili (20 miliardi di sussidi all’anno), avessero avviato la vera transizione ecologica ed energetica, basata sulla riduzione del consumo di materie prime, sulla equità e giustizia sociale, produzione decentrata, democratica e diffusa di energia da fonti rinnovabili la situazione oggi avrebbe potuto essere diversa.
Ci sembra però che nelle mobilitazioni di contrasto alla guerra cui abbiamo partecipato con convinzione, queste connessioni non siano state sufficientemente evidenziate. Alla sottolineatura dei grandi interessi energetici in gioco non sono seguite proposte finalizzate a cambiare rotta dal punto di vista ecologico.
Se esigiamo dal mondo politico la necessità di sottrarsi ai diktat dei signori della guerra – per esempio negando l’uso di basi sul nostro territorio, o adoperandosi per l’applicazione integrale della legge che vieta il traffico di armi ai paesi in conflitto – dobbiamo anche pretendere di invertire la rotta, dichiarare che il settore dell’energia deve essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Si deve rifiutare la sudditanza ai colossi del sistema fossile, la ripresa del nucleare, l’implementazione di strutture ad essi legate come per esempio quella degli impianti CCS. Per la salvaguardia degli ecosistemi, sempre più minacciati da un modello di produzione e consumo onnivoro, dobbiamo accelerare il definitivo abbandono delle fonti fossili attraverso la loro sostituzione con le rinnovabili, evitando però che esse diventino occasione di processi speculativi e monopolistici, che ricadono negativamente su comunità e territori. È una necessità, questa, che sta emergendo sempre di più a livello globale a partire dalla importante Prima Conferenza Mondiale di Reale Transizione dall’energia fossile che si è tenuta a Santa Marta in Colombia lo scorso aprile a cui dobbiamo contribuire ancor più fattivamente.
Ma per determinare un reale cambiamento non basta quello che si è fatto finora, spesso ognuno per proprio conto. Non basta redigere importanti e approfonditi dossier che ci diano elementi di maggiore conoscenza sul tema. È indispensabile lanciare una mobilitazione nazionale permanente e diffusa che leghi le lotte climatiche e ambientali a quelle sociali, contro la guerra, il riarmo e la militarizzazione, a partire dai territori che subiscono la devastazione e il saccheggio. Una lotta che sia davvero in grado di incidere sulla politica e istituzionale, individuando nelle multinazionali come Leonardo, Snam, Socar, Eni ed altre, i veri centri di potere che governano e gestiscono questi processi.
Su questi temi dobbiamo tutti/e avviare una nuova fase di confronto, di connessione e di lotta per non rimanere inermi di fronte alla distruzione del futuro.
Per questo proponiamo un’Assemblea nazionale a Roma sabato 24 ottobre 2026 aperta al contributo di tutte le realtà di movimento che vogliano agire concretamente e unitariamente per sovvertire la drammatica situazione in cui ci troviamo.
In preparazione dell’assemblea nazionale è previsto un incontro da remoto GIOVEDÌ 17 SETTEMBRE h.18:00: per ricevere il link inviare una mail a perilclimafuoridalfossile@gmail.com
Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile”
INFO tel: 338-1195358 mail: perilclimafuoridalfossile@gmail.com
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